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Garante per la tutela del suolo, del verde e dell’ambiente e comitato cittadino: facciamo il punto

credits: comune di Cernusco sul Naviglio

Il Garante per la tutela del suolo, del verde e dell’ambiente anzi, i tre garanti, avevano avuto il via libera in consiglio comunale lo scorso gennaio 2024 dopo un travagliato iter che li aveva declassanti da organo tecnico a semplice istituto di partecipazione. La portata innovativa di questo organismo, molto sbandierata prima della sua istituzione, veniva dunque a ridimenzionarsi in un ambito meramente consultivo cui viene affiancato un comitato cittadino con la funzione di favorire la partecipazione attiva dei cittadini, di fatto una cassa di risonanza alle attività realizzate sui temi ambientali .

In ottobre, dopo nove mesi, finalmente arriva anche la nomina dei professionisti incaricati attraverso un bando ma, ricordiamo all’interno di una logica meramente spartitoria: su indicazione della vice sindaca il prof. Maurizio Bradasca, della maggioranza l’architetto Andrea Bellocchio e dell’opposizione il dott. Stefano Monti. I tre professionisti svolgono il loro ruolo senza remunerazione ed hanno attività professionali in contesti territoriali lontani da Cernusco.

In novembre si conclude pure l’iter per l’istituzione del comitato cittadino grazie ad un bando cui aderiscono diciotto persone.

Il primo incontro fra questi due nuovi istituti di partecipazione viene convocato il 2 dicembre 2024 alle 15.00, un orario inadeguato a favorire la partecipazione civica per chi lavora. Le richieste di spostamento di orario non vengono accolte, la riunione si tiene ugualmente, ma almeno emerge la necessità che occorre rimodulare i tempi su orari più compatibili per i soggetti che lavorano.

Il comitato cittadino si organizza e si riunisce con periodicità, definendo come preliminare la necessità di dare identità e riconoscibilità al comitato stesso e dunque negli incontri avuti con l’assessora alla Partecipazione Debora Comito e con l’assessore all’Ambiente e Verde Daniele Restelli in gennaio viene avanzata la richiesta di avere a disposizione una mail istituzionale e l’inserimento sul portale dell’amministrazione nella sezione dedicata agli istituti di partecipazione.

Emerge pure una difficoltà di interlocuzione fra i garanti (che si dimostrano elusivi) ed il comitato cittadino, resa più accentuata dalla mancanza di canali ufficiali e diretti di comunicazione.

Passano le settimane e le richieste del comitato rimangono inevase, sino ad arrivare al 3 marzo in cui finalmente si realizza una riunione on line fra due dei garanti, il comitato cittadino e l’assessora Comito in cui però emerge che i garanti non conoscono i problemi legati a verde, ambiente e territorio di Cernusco, né sono consapevoli che il loro mandato terminerà fra due mesi, con il rinnovo del consiglio comunale, mentre l’assessora, di fronte all’evidenza, ammette che non è stato dato alcun seguito alle richieste del comitato cittadino.

Arriva così il 6 marzo l’attivazione di un indirizzo email per il comitato, insieme all’inserimento del Garante per la tutela del suolo, del verde e dell’ambiente nella sezione “Chi Amministra” del sito del comune , forse per rimediare alla brutta figura.

La mancanza di conoscenza dei problemi di Cernusco da parte dei garanti e di operatività (a quattro mesi dall’istituzione non avevano attuato fra di loro alcuna forma di interlocuzione o scambio di idee), unita all’inazione da parte dell’amministrazione, mettono in evidenza ciò che avevamo sottolineato sin dall’inizio: si tratta di un’operazione di puro marketing ambientale, perché il comitato dei garanti ed il comitato cittadino sono istituti di partecipazione del tutto privi di incidenza, con funzioni di monitoraggio sull’evoluzione del consumo di suolo e la dotazione di superfici verdi, di alberi e lo stato dell’ambiente naturale sul territorio ed informative della cittadinanza. Ma l’indicazione che il Garante del Verde “…viene informato dagli uffici comunali sulle iniziative di compensazione legate al consumo di suolo, alla gestione del verde ed alle sue previsioni di incremento”, implicata che si dà per acquisito che il consumo di suolo possa essere compensato e dunque il parere dei garanti viene usato come un avallo.

Infine ma non ultimo, nel bilancio sociale di fine mandato 2022-2025 distribuito in questi giorni in tutte famiglie di Cernusco, non c’è una riga dedicata a tali istituzioni, nonostante vi compaia tutto ciò che rende la città efficiente, innovativa, ricca di offerta sportiva, culturale ed ambientale. Evidentemente svolgono un ruolo così marginale da non essere degni di citazione.

SOS ARIA

Convegno sulla Qualità dell’Aria: 12 marzo 2025

Bene Comune Cernusco, da anni attiva nel monitoraggio della qualità dell’aria a Cernusco, ha organizzato un convegno sulle conseguenze dell’inquinamento atmosferico sulla salute cui hanno partecipato Umberto Dal Santo (ARPA – Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente), Elena Uga (Pediatra, Ospedale Sant’Andrea di Vercelli e Associazione Culturale Pediatri- Pediatri per un Mondo Possibile) e Roberto Castelli Dezza (Giornalista e membro di “Cittadini per l’Aria”).

Vi riportiamo una sintesi dei loro interventi che hanno offerto un quadro completo della situazione e delle possibili soluzioni.

Umberto Dal Santo (ARPA – Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente)

  • Composizione e inquinanti atmosferici: L’atmosfera è costituita per il 78% da azoto e per il 22% da ossigeno, ma l’inquinamento deriva dalla presenza di gas e particolati dannosi. Gli inquinanti possono essere primari (emessi direttamente, come PM10) o secondari (formati tramite reazioni chimiche, come l’ozono).
  • Fonti di inquinamento: Naturali (incendi, eruzioni vulcaniche, pollini) e antropogeniche (traffico, riscaldamento domestico, agricoltura intensiva).
  • Impatto stagionale e geografico: In estate, l’aria calda favorisce la dispersione degli inquinanti, mentre in inverno lo strato atmosferico si comprime, aumentando le concentrazioni di sostanze nocive. La Pianura Padana è particolarmente vulnerabile a causa della sua morfologia chiusa e dell’alta densità industriale e urbana.
  • Nuove direttive europee del 2024: Limiti più restrittivi per PM10 e NO₂ renderanno ancora più complessa la conformità ai parametri di qualità dell’aria.

Elena Uga (Pediatra, Ospedale Sant’Andrea di Vercelli e Associazione Culturale Pediatri)

  • Impatto sulla salute: I bambini, gli anziani e le persone con malattie croniche sono i più vulnerabili. L’inquinamento influisce sullo sviluppo neurologico, respiratorio e metabolico fin dalla gravidanza.
  • Disuguaglianze sociali e ambientali: Le fasce socialmente svantaggiate e chi vive in aree ad alta densità di traffico o industriali subiscono maggiormente gli effetti nocivi.
  • Inquinamento indoor e outdoor: Anche l’aria nelle abitazioni può essere contaminata da materiali edili, impianti di riscaldamento e prodotti chimici.
  • Strategie di mitigazione: Riduzione dell’uso di combustibili fossili, promozione della mobilità sostenibile, miglioramento dell’isolamento termico degli edifici pubblici e privati.
  • Visione “One Health”: Un approccio integrato che collega salute umana, animale e ambientale per affrontare sistematicamente le sfide legate all’inquinamento.

Roberto Castelli Dezza (Giornalista e membro di “Cittadini per l’Aria”)

  • Scienza partecipata: Coinvolgimento diretto dei cittadini nella raccolta di dati sul biossido di azoto (NO₂) per aumentare la consapevolezza e influenzare le politiche locali.
  • Risultati del monitoraggio: Livelli di NO₂ superiori ai limiti europei, specialmente nelle aree ad alta densità di traffico.
  • Impatto del traffico e del consumo di suolo: Correlazione tra traffico veicolare e inquinamento, ma anche l’uso del suolo (es. cementificazione e logistica) influisce negativamente.
  • Proposte concrete: Limitare la velocità a 30 km/h nelle aree urbane, incentivare la mobilità ciclabile e migliorare i trasporti pubblici.
  • Rischi normativi: L’Italia potrebbe posticipare l’applicazione dei nuovi limiti europei, con un impatto negativo sulla salute pubblica e un aumento delle morti premature stimate in 330.000 in dieci anni a livello europeo.

Dalla discussione è emersa con evidenza l’importanza del monitoraggio ambientale, della tutela della salute pubblica e della scienza partecipata per garantire la qualità dell’aria come bene comune.

per le slide dei relatori scrivere a benecomunecernusco@gmail.com

#QualitàDellAria #BeneComuneCernusco #SalutePubblica #Ambiente #ARPA #monitoraggio #citizenscience #Cittadiniperlaria #ACP #PUMP

via Tonale, il ciliegio e la densificazione

La storia del ciliegio di via Tonale presenta aspetti che si legano alla sua vicenda urbanistica: era un campo di proprietà del comune con destinazione a verde comune nel PRG, poi nel 2010 con il PGT l’area viene trasformata a residenziale a bassa densità, nel frattempo la proprietà era passata alla società VAL.IM. srl attraverso una una permuta stipulata nel 2009 con cui veniva regolata la cessione della porzione delle ali di villa Alari, di proprietà del comune, in cambio del campo di via Tonale insieme ad un’altra area in via Aquileia e definito il relativo piano di lottizzazione.

La convenzione ha un iter complesso, viene periodicamente estesa, sino alla definitiva approvazione nel consiglio comunale del 17 aprile 2023, con un piano di lottizzazione aggiornato.

Non entreremo qui nei dettagli della parte relativa a villa Alari, ci soffermiamo sull’area di via Tonale che eradi proprietà del comune, con destinazione verde collettivo, ed è stata trasformata nel PGT in area edificabile.

E’ stato qui applicato il principio della densificazione, vale a dire costruire anche nel centro abitato utilizzando le poche aree libere rimaste, presentato come una scelta ecologista, ma che – come dimostra il caso di via Tonale – presenta conseguenze drammatiche per l’ecosistema urbano.

La perdita del ciliegio e delle altre piante presenti sull’area comporta la cancellazione delle funzioni ecologiche dei loro apparati radicali, la scomparsa degli insetti impollinatori, degli uccelli che si cibavano dei frutti, la perdita di produzione di ossigeno da parte delle foglie, delle funzioni di termoregolazione e di assorbimento delle acque meteoriche, vale a dire di tutti quelli che si chiamano servizi ecosistemici, elementi che la concessione del permesso di costruire e, prima, del piano attuativo non ha considerato.

Sono invece aspetti essenziali e non più trascurabili rispetto ai quali un’amministrazione che si preoccupa del bene della sua comunità e della conservazione dei suoi beni comuni, fra cui il suolo ed il verde costituiscono parte fondamentale, deve tenere conto.

La tutela del ciliegio di via Tonale costituisce l’occasione per segnare un’inversione di tendenza. Aspettiamo segnali concreti da parte dell’amministrazione.

Riprendiamo

L’inizio dell’anno porta con sé riflessioni e propositi per i mesi futuri. Questo sarà un anno importante per Cernusco sul Naviglio, poiché in primavera si terranno le elezioni per scegliere il nuovo sindaco, dopo la prematura scomparsa di Ermanno Zacchetti avvenuta la scorsa estate.

Responsabilità verso la città

È fondamentale che i cittadini segnalino a chi si candida a governare le principali criticità che minacciano i beni comuni, indicando possibili soluzioni per proteggerli e conservarli. I temi da affrontare sono numerosi, ma uno dei più urgenti è sicuramente l’emergenza climatica, spesso sottovalutata nonostante il suo impatto sull’agenda politica e sugli investimenti futuri.

Emergenza climatica: eventi estremi e necessità di dati

Gli effetti del cambiamento climatico sono sempre più evidenti. Negli ultimi anni, Cernusco ha affrontato:

  • la siccità del 2022 e la conseguente sofferenza idrica che ha messo in crisi i nostri alberi, specialmente quelli appena piantati.
  • i downburst del 2023, che hanno sradicato decine di alberi.
  • le intense piogge del 2024, con 1600 mm di precipitazioni, che hanno messo sotto pressione la rete idraulica cittadina.

Questi eventi estremi, sempre più frequenti, richiedono misure adeguate, ma una gestione efficace è ostacolata dalla mancanza di dati meteorologici locali, insieme alle concentrazioni di inquinanti (polveri sottili pmp 2,5 e10), che offrirebbero elementi conoscitivi utili a delineare i modelli previsionali per la prevenzione del rischio idraulico e delle mappe di rischio inquinamento, purtroppo non sono disponibili perché, nonostante una delibera del consiglio comunale del 2020 avesse previsto l’installazione di una centralina meteo, l’assessore Restelli non ha mai dato seguito all’iniziativa. Questo ritardo mina la credibilità delle istituzioni e impedisce una corretta pianificazione per affrontare i rischi climatici e ambientali.

Consumo di suolo e urbanizzazione: una scelta strategica

Un altro tema cruciale è il consumo di suolo, strettamente connesso all’emergenza ambientale. Cernusco, con il 47,13% della superficie già urbanizzata, è tra i comuni con il più alto livello di suolo consumato nell’area Nord-Est Milano. Nonostante ciò, il Piano di Governo del Territorio (PGT) prevede ancora nuove edificazioni, come il progetto per sei palazzine nei campi agricoli storici di via Cevedale-Bassano.

In una città che vede una popolazione in diminuzione e in rapido invecchiamento, la strategia dovrebbe essere diversa:

  • conservare le aree verdi rimaste.
  • favorire il recupero del patrimonio immobiliare esistente, evitando nuove costruzioni.

Invece negli ultimi anni nuovi cantieri sono cresciuti in ogni spazio libero: è l’effetto della densificazione urbana – un criterio guida del PGT, presentato come una scelta ecologista, ma cui siamo sempre stati contrari – che concentra nuovi interventi edilizi all’interno del perimetro già urbanizzato con significativi effetti negativi:

  • impatto sulle infrastrutture e sui servizi:
    L’aumento della densità abitativa ha generato una forte pressione sulle reti e sui servizi cittadini, come il sistema fognario, il traffico, le scuole e gli spazi pubblici.
  • perdita di spazi verdi urbani:
    La densificazione ha ridotto le aree verdi urbane che offrivano benefici ecosistemici come la riduzione dell’inquinamento, il raffrescamento urbano, la gestione delle acque meteoriche e l’aumento delle biodiversità urbana.
  • Riduzione dei servizi ecosistemici:
    Con la perdita di verde urbano, la città ha visto un peggioramento dei cosiddetti servizi ecosistemici, ossia i benefici naturali offerti da alberi, prati e aree non edificate. Tra questi, la capacità di assorbire CO₂, di filtrare le polveri sottili, di prevenire allagamenti trattenendo l’acqua piovana e di migliorare il comfort climatico urbano.

Un modello da ripensare
Le scelte urbanistiche dei prossimi anni e, dunque, del nuovo Piano di Governo del Territorio saranno essenziali rispetto alla conservazione dei beni comuni, facciamo appello a chi si candida a governare la città perché si salvaguardino le ultime aree verdi libere e si ripensino i piani attuativi in corso tutelando gli interessi della comunità e dell’ambiente.

Verde urbano: manutenzione e tutela

Un altro aspetto cruciale è la gestione del verde : la copertura arborea di Cernusco è un patrimonio importante, ma necessita di interventi adeguati. Quest’anno è in scadenza anche il contratto di servizio, appaltato nel lontano 2018, i cui termini andranno pesantemente ripensati perché garantisca un servizio adeguato.

Il Garante del verde, del suolo e dell’ambiente ed il correlato comitato di cittadini appena istituiti hanno un ruolo meramente consultivo, privo di capacità d’incidenza.

Prossimi approfondimenti

Restano molti altri temi da affrontare, in particolare la qualità dell’aria e dell’acqua, ci torneremo presto.

Osservatorio per la tutela del suolo e del paesaggio del Nord Est Milanese

Senza cielo, Tullio Pericoli

Il 6 febbraio 2024 si è costituito l’Osservatorio per la tutela del suolo e del paesaggio del Nord Est Milanese.

L’osservatorio nasce per tutelare il suolo, un bene comune, risorsa fragile consumata dall’occupazione delle superfici verdi libere prodotta dalla speculazione edilizia e dalla proliferazione delle infrastrutture e per offrire una risposta concreta alle emergenze climatiche che mettono in pericolo la nostra esistenza sul Pianeta Terra.

L’Osservatorio è costituito da cittadini, rappresentanti di associazioni ambientaliste, culturali e naturalistiche della Zona omogenea Adda Martesana della Città Metropolitana di Milano che, consapevoli delle conseguenze sempre più pesanti del riscaldamento globale e del consumo di suolo, hanno deciso di unirsi e collaborare per costituire una rete coordinata per monitorare e valutare le attività di pianificazione e gestione del territorio delle nostre amministrazioni, analizzare gli effetti derivanti da strumenti di pianificazione inefficaci a tutelare il suolo e ad arrestarne il consumo.

L’Osservatorio è aperto a tutti coloro che riconoscono come fine da perseguire la conservazione delle aree verdi libere, degli ecosistemi e degli ambiti naturali, a cui si affiancano la salvaguardia delle aree agricole e dei boschi, la difesa della biodiversità, la tutela del paesaggio e la conservazione del patrimonio culturale, ambientale ed architettonico. Strumento essenziale è il monitoraggio del consumo di suolo del nostro territorio collegato alla mobilitazione contro le decisioni che mettono in pericolo questa risorsa essenziale.

Sono soci fondatori dell’Osservatorio: Bene Comune Cernusco, Cernusco in Comune, Custodi del Paesaggio Cassina de’ Pecchi, Salviamo il Lago Gabbana Vimodrone, Fulvio Carcano, Walter Piloni.

Per contatti, informazioni ed adesioni: telasuolonordestmi@gmail.com

Il pozzo di via Firenze o della tutela degli interessi generali

ubicazione pozzo via Firenze ed area di rispetto

Verrà discussa al punto 9 dell’ordine del giorno del consiglio comunale straordinario di lunedì 12 giugno la richiesta di “ridelimitazione con criterio temporale della zona di rispetto del pozzo pubblico ad uso idropotabile sito in via Firenze” 

Dietro questa formulazione asettica c’è la richiesta della società Tregenplast, una società che ricicla plastiche, di ridurre l’areale di 200 metri che costituisce la zona di rispetto posta intorno al pozzo di acqua potabile di via Firenze in modo da poter utilizzare in quell’area un capannone industriale come nuovo deposito di rifiuti plastici.

Si tratta di una questione molto delicata: l’area di rispetto intorno ai pozzi serve proprio a limitare i fattori di rischio, come quelli legati ad esempio ad uno stabilimento industriale, potenziale causa di infiltrazioni e quindi di contaminazione della zona di emungimento dell’acqua.

Per questo intorno ai pozzi dell’acquedotto la normativa impone un’area di dieci metri di raggio di tutela assoluta che deve essere adeguatamente protetta ed una zona di rispetto, costituita dalla porzione di territorio circostante la zona di tutela assoluta, di forma circolare e dimensione fissa, pari ad un cerchio di 200 m di raggio avente il centro nel punto esatto della colonna di captazione.

Questa è la situazione di tutti i pozzi di Cernusco, anche del pozzo di via Firenze interessato dalla richiesta di variazione.

Il pozzo di via Firenze (150700011) è attivo dal 1985, è profondo 151 metri e presenta tre livelli di captazione dell’acquifero più profondo a 78 mt, da 100,50 a 101,50 e poi da 134,5 a 137 mt. Questo acquifero, da cui si attinge l’acqua che arriva nelle nostre case, risulta isolato dalle infiltrazioni grazie a livelli di argille impermeabili che però possono non essere continue e dunque eventuali inquinanti possono raggiungere comunque i livelli più permeabili ed essere causa di contaminazione. Per questo sono state istituite le aree di tutela e rispetto in modo da evitare che infiltrazioni arrivino ad interessare la zona di captazione.

Nella zona di rispetto la normativa impone che l’attuazione di eventuali interventi e attività sia “subordinata all’effettuazione di un’indagine idrogeologica di dettaglio che porti ad una riperimetrazione di tali zone secondo i criteri temporale o idrogeologico … o che, comunque accerti la compatibilità dell’intervento con lo stato di vulnerabilità delle risorse idriche sotterranee e dia apposite prescrizioni sulle modalità di attuazione degli interventi stessi”. 

Quindi proviamo a ricostruire cosa è accaduto: all’ufficio tecnico del comune arriva la richiesta della Tregenplast di poter utilizzare un capannone per un deposito di rifiuti plastici, l’ufficio tecnico segnala che si trova nell’area di rispetto di 200 mt dal pozzo, la società chiede all’amministrazione di variare la zona di rispetto secondo un criterio “temporale”, richiesta ripresa e valutata congrua dall’amministrazione che porta la discussione in consiglio comunale per far approvare tale variazione.

Non abbiamo potuto valutare l’indagine idrogeologica di dettaglio e l’analisi a corredo della richiesta della Tregenplast che attesti la compatibilità del deposito di rifiuti plastici con lo stato di vulnerabilità delle risorse idriche sotterranee e dei relativi impegni in relazione alle prescrizioni attuative, chiediamo per questo motivo e per trasparenza che tali documenti vengano messi a disposizione della cittadinanza e dei consiglieri comunali chiamati ad esprimersi.

Nello stesso tempo non possiamo non rilevare i gravi elementi di preoccupazione della vicenda: un deposito di rifiuti plastici verrà realizzato in un’area su cui oggi ci sono vincoli che tutelano la nostra salute, ma pure quella degli abitanti posti a valle del flusso della falda, in particolare Pioltello e Cassina.

direzione flusso della falda (estratto carta idrogeologica, Cernusco)

In caso di contaminazione sarebbero i primi a risentirne ed infatti i sindaci di Cassina e Pioltello hanno espresso irritazione per il mancato coinvolgimento e pure le locali forze politiche di questi comuni hanno fatto appello alla responsabilità dei singoli consiglieri di Cernusco nel prendere decisioni di questa portata.

Ancora una volta a Cernusco gli interessi generali di tutela dei beni comuni, e l’acqua è uno dei beni comuni più importanti, vengono subordinati agli interessi di privati, peggio, si baratta un principio di cautela collettivo per venire incontro ad interessi privati.

Si mettono in atto modifiche urbanistiche puntuali, senza alcun riferimento alla visione complessiva della gestione della risorsa idrica (tutti i pozzi a Cernusco hanno zone di rispetto basate su un criterio geometrico) ed alla vigilia della variante del PGT che dovrebbe proprio servire a rivedere regole e vincoli, anche quelli idrogeologici.

Si introduce inoltre una pesante ipoteca sul futuro: i cittadini si trovano di fronte ad una prassi ormai consolidata per cui basta chiedere per ottenere una variazione funzionale ai propri interessi. 

Si tratta di un una modalità che non tiene conto degli interessi generali, soprattutto sacrifica i beni comuni e non valuta le conseguenze future. Chiediamo quindi ai consiglieri comunali di bocciare la proposta di ridelimitare la zona di rispetto del pozzo di via Firenze.

Presto e bene non vanno d’accordo

In rosso l’area prevista per il nuovo asilo nido

La vicenda del nuovo asilo nido nel plesso scolastico di via Don Milani dimostra, una volta ancora, quanto possano essere distanti le priorità e le esigenze dell’amministrazione con quelle della città.

I fatti. L’attuale asilo nido, di circa 60 posti, è una struttura datata, dal un punto di vista strutturale, energetico e funzionale. Servirebbe un drastico intervento (rifacimento completo) per riportarlo a standard più moderni, ma le risorse economiche necessarie scarseggiano, o sono dirottate su altre priorità (campo da rugby?).
Per questo, già nel febbraio 2022, l’Amministrazione partecipa ad un bando pensato per assegnare fondi PNRR a strutture per la prima infanzia. La proposta è quella di costruire un nuovo nido, leggermente più grande, e, successivamente, di abbattere quello precedente. L’esame dei progetti va per le lunghe e, inizialmente, la proposta di Cernusco è esclusa dall’assegnazione.
Solo alla fine del mese di ottobre la nostra città ottiene il finanziamento, ma ora rimangono solo due mesi per il progetto esecutivo e l’individuazione della zona dove realizzarlo. Il tutto deve essere completato entro la fine dell’anno.
Il progetto, oltre che rispettare i tempi richiesti, deve garantire spazi e standard adeguati, consentire la continuità del servizio, avere il minimo impatto ambientale (in termini di utilizzo del suolo e abbattimento di alberi). La soluzione proposta prevede di realizzare sull’attuale giardino della scuola elementare un nuovo edificio ‘incastrato’ tra la recinzione ed il campo di basket, abbattendo anche sedici alberi esistenti.

Una soluzione che però suscita i dubbi e le proteste dei genitori e dei consigli d’istituto, mai consultati in precedenza (eppure il bando era di febbraio!), secondo cui la perdita di alberi e del giardino non è nell’interesse della città.

L’amministrazione sostiene che la soluzione trovata sia la migliore, ma le alternative non sono note, né sono state divulgate: dunque c’è un problema di metodo che non va bene e perché ancora una volta, come avvenne per la nuova scuola di via Boccaccio o per il parco degli Aironi, su decisioni importanti che attengono a tutta la comunità anche le per generazioni a venire si salta il coinvolgimento delle persone e degli enti coinvolti. C’è inoltre un problema di merito che riguarda l’utilizzo di beni comuni – perché un giardino e gli alberi sono beni comuni – considerati a disposizione, senza alcuna attenzione alla funzione sociale che svolgono e della biodiversità di cui sono portatori.

La copertura economica, soprattutto quando viene da bandi nazionali od europei, è importante, ma non può mai essere un elemento che deroga al coinvolgimento degli utenti del servizio in questione, alla salvaguardia dell’ambiente, alla tutela dei beni comuni. Anzi, ci fosse da scegliere, queste ultime sono le esigenze più importanti, che vanno ricercate come massima priorità. Poi, una volta trovata la soluzione condivisa, si pensa ai finanziamenti.

Al contrario, se si antepone la finanza al parere degli utenti, della città intera, si rischia solo di creare un nuovo “mostro”, che rimarrà anche quando i debiti saranno estinti. E anche nel nostro comune non mancano gli esempi, davanti agli occhi di tutti.

Riconfermiamo quindi il nostro appoggio al Comitato Genitori del Comprensivo Rita Levi Montalcini per l’apertura di un reale e aperto confronto con l’Amministrazione, per giungere ad una soluzione condivisa che non implichi la perdita di beni comuni. Anche a rischio di perdere ‘questo’ finanziamento ed eventualmente riconsiderando completamente il piano delle Opere Pubbliche, per gestirne le priorità in base ai bisogni reali della città.

#viaggiofraglialberi: incontro con Pietro Maroè

Il rapporto fra gli alberi e la città è complicato: sono parte dell’identità stessa e della storia di molti quartieri, ma nello stesso tempo è proprio la loro manutenzione e conservazione che costituisce una sfida fra le esigenze delle piante e quelle dei cittadini che spesso dimenticano, fra foglie cadute e radici sporgenti, il ruolo essenziale degli alberi.

Ne parliamo giovedì 31 marzo alle 21,00 con Pietro Maroè, giovane arbonauta che ha deciso di studiare, misurare e soprattutto curare gli alberi.

A breve il link per il collegamento in video conferenza

Per gli alberi il tempo è un concetto relativo. Praticamente non muoiono se non per cause esterne e, anche in quel caso, sono talmente ben organizzati che non muoiono con facilità. Il tempo passa in secondo piano.

L’albero, semplicemente, aspetta.

Aspetta il momento giusto per germinare, per fare le foglie, per fiorire. Poi aspetta il momento giusto per fare i frutti e lasciarli cadere, così come per le foglie, come se anche quella che è la sua principale fonte di sostentamento fosse comunque qualcosa di effimero.

Forse anche noi dovremmo prendere esempio da questi custodi dell’azzurro del cielo.

anticipazione da “L’azzurro infinito degli alberi” di Pietro Maroè

#10anni: referendum sull’acqua

“I beni comuni ci parlano dell’irriducibilità del mondo alla logica del mercato, indicano un limite, illuminano un aspetto nuovo della sostenibilità”

(Stefano Rodotà, “Il diritto di avere diritti”, Editori Laterza, 2012)

Sono passati dieci anni dal referendum sull’acqua e, purtroppo, non c’è nulla da festeggiare perché la vittoria dei cittadini contro la privatizzazione dell’acqua è continuamente messa in pericolo.

L’ultima minaccia è la cosiddetta “riforma” del settore idrico contenuta nel Recovery Plan che punta ad un sostanziale obbligo alla privatizzazione, in particolare nel Mezzogiorno. Così come è ferma da mesi alla Commissione ambiente della Camera la legge per la gestione dell’acqua pubblica (‘Disposizioni in materia di gestione pubblica e partecipativa del ciclo integrale delle acque’).

Bene Comune Cernusco, nato proprio per raccogliere l’eredità del referendum nella difesa dei beni comuni, si unisce al Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua con le richieste di ridurre le perdite delle reti idriche, di salvaguardare il territorio dal dissesto idrogeologico e, soprattutto, di riaffermare il valore universale dell’acqua come bene comune e la necessità di una sua gestione pubblica e partecipativa.

Un campo non vale l’altro

Un campo agricolo a fianco di un naviglio cinquecentesco è paesaggio. Paesaggio, tutelato dall’articolo 9 della Costituzione, che è bene comune. Un campo agricolo che ha mille anni è biodiversità, un campo da baseball ha zero biodiversità. Non dobbiamo farci trarre in inganno dalla parola campo. Un campo non vale l’altro.

Il professor Paolo Pileri, ordinario di Pianificazione territoriale e ambientale al Politecnico di Milano, evidenzia quella che è prima di tutto una tragedia culturale: le scelte urbanistiche sono indirizzate da decisori politici ignoranti perché

non sanno gli effetti che producono le loro decisioni perché ignorano l’essenza delle risorse ambientali, il loro funzionamento e i benefici che generano o gli effetti negativi che producono. È grave quel che stanno facendo anche perché non colgono l’occasione per impostare una spiegazione ai cittadini facendoli crescere, ecologicamente parlando. È grave perché alla fine si specula sulla debolezza delle persone e si usa l’ignoranza della gente per continuare a non fare cose migliori.

Dobbiamo fare di più e meglio. Noi dobbiamo trasformare le aree dismesse in ospedali se di ospedali abbiamo bisogno. Dobbiamo far crescere campi da calcio e scuole sulle parti abbandonate delle nostre città. Questa è l’unica competizione che dobbiamo innescare. Qui deve lavorare la politica e per farlo deve capire, imparare, appassionarsi. So bene che è dura, che non si è mai fatto e che gli strumenti giuridici sono spuntati, ma so anche che se i politici non ne hanno voglia possono tornare a fare altro.

Il destino del campo del Gaggiolo dipende da noi. Oggi. La variante al PGT in discussione in questi giorni che vuole trasformarlo in un campo da baseball va respinta. E va respinta la narrazione mistificante per cui il campo da baseball farebbe “il bene dei nostri figli”, riducendo così il campo agricolo a merce di scambio, laddove è invece un bene comune, paesaggio che è parte dell’identità collettiva e della memoria storica della nostra comunità.

Un grazie di cuore a Paolo Pileri per le sue parole e a quanti vorranno difendere e conservare il campo del Gaggiolo. La vostra testimonianza è preziosa, lasciateci un selfie davanti al nostro striscione lungo il Naviglio della Martesana.

Vi invitiamo a leggere l’intero articolo di Paolo Pilieri Quando un campo da baseball fa male al suolo. E non tutti lo capiscono pubblicato su Altraeconomia.

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